L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La Maschera e il suo significato

La maschera è un artefatto che si indossa per ricoprire l’intero viso o solamente gli occhi. È utilizzata fin dalla preistoria per rituali religiosi, rappresentazioni teatrali o feste popolari come il carnevale.
Incerto l’etimo della parola: probabilmente deriva dal latino medioevale màsca, strega, tuttora utilizzato in tal senso nella lingua piemontese. Si trova traccia dell’origine del termine nell’antico alto tedesco (leggi longobarde) e nel provenzale masc, stregone. Dal significato originale si giunge successivamente a quello di fantasma, larva, aspetto camuffato per incutere paura. L’evoluzione linguistica portò probabilmente all’aggiunta di una ‘r’ facendo assumere al termine la forma dapprima di mascra e successivamente di mascara.
Alcuni studiosi hanno suggerito una derivazione dell’etimo dalla locuzione araba maschara o mascharat, buffonata, burla, derivante dal verbo sachira, deridere, burlare, importata nel linguaggio medievale dalle crociate. Tuttavia tale vocabolo è già presente in alcuni testi anteriori alle crociate. Altri vedono un possibile accostamento con il termine pregallico baska da cui abbiamo il verbo francese rabacher, fare fracasso.Si è dunque probabilmente giunti ad una sorta di processo di assimilazione all’interno del significante ‘maschera’ sia dell’aspetto primordiale di ‘anima cattiva’ o ‘defunto’, sia di un aspetto goliardico e festoso.

Funzioni della maschera

Uso religioso

Comune a innumerevoli popolazioni è l’utilizzo di tale simbolo sin dall’età arcaica, raramente sostituito, ma spesso affiancato da pitture corporali, tatuaggi o scarificazioni. Esso si configura come un’efficace mezzo di comunicazione tra gli uomini e la divinità, essendo uno strumento che permette di alienarsi dalle convenzioni spazio-temporali, al fine di proiettarsi all’interno di un mondo ‘altro’, divino, rituale, mistico. Colui che indossa la maschera perde la propria identità per assumere quella dall’oggetto rituale rappresentata.

Durante il Paleolitico Superiore, come testimoniato da alcune pitture rupestri in Francia, nel Sahara e nell’Africa meridionale, le maschere furono associate a pratiche di magia omeopatica all’interno di danze antecedenti la caccia. Frequente è anche l’accostamento della maschera a riti guerrieri o ancor più a pratiche funerarie.

Uso funerario

Un esempio significativo dell’uso funerario della maschera è presente presso la civiltà Egizia (cfr. pratica dell’imbalsamazione), dove l’utilizzo di tali oggetti è attestato a partire dall’Antico regno, sino all’Epoca Romana (I secolo d.C.). Le maschere funerarie compaiono anche nelle tombe regali Micenee (cfr. tomba di Agamennone) ed attraverso i fenici si diffondono nelle zone occidentali d’influenza punica. Nella Grecia arcaica e classica la maschera non conserva la sua più diretta funzione funeraria, non viene più deposta sul volto del cadavere, ma resta pur sempre legata alla sfera della morte, dell’ira degli dei (maschere rituali di divinità nel loro aspetto irato, esibite dai sacerdoti, in particolare durante rituali misterici) o della natura selvaggia. In questa tipologia di impiego è spesso uno strumento di comunicazione con lo spirito del defunto per evitare che questi nuoccia ai congiunti.

Antica Roma

Testimone illustre dell’utilizzo rituale della maschera è Virgilio, che in un passo delle Georgiche (Georgiche II, 380 sgg.) descrive le maschere indossate in onore di Bacco, in un clima celebrativo gioioso e spensierato, come “ora horrenda”. Tuttavia il rapporto fra maschera e morte si accentua nuovamente nel mondo ellenistico e all’interno dei culti misterici romani. La maschera di Sileno, ad esempio, diviene uno dei simboli per eccellenza della morte iniziatica (cfr. affreschi della Villa dei Misteri a Pompei); all’interno del contesto greco-romano possiamo così ritrovare l’interrelazione fra sacro e profano, attuata per mezzo dell’uso teatrale della maschera.

TeatroNel teatro greco le maschere avevano la doppia funzione di caratterizzare il personaggio e da fungere da cassa di risonanza sonora per amplificare la voce e rendere più udibili i dialoghi.

Il teatro osco, una forma di teatro diffuso nel centro italia prima della conquista romana usava caratteri fissi per i personaggi rappresentati da maschere. La commedia dell’arte (comedie italienne) fa uso di maschere che si estendono, diventano costumi e ricoprono tutto il corpo.

L’uso di maschere è adottato nelle forme di teatro tradizionale di tutto il mondo.

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