L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La mistica della femminilità

La mistica della femminilità di Betty Friedan, il libro-chiave del femminismo del ‘900

“Con l’inizio del nuovo secolo spetterà agli uomini trovare un modo diverso di vedere se stessi e la società. Purtroppo, questa volta, non potranno essere le donne a farlo al posto loro. È eccezionale come siamo riuscite a moltiplicare le opportunità della nostra vita e come stiamo contribuendo a modificare i valori in ogni ambito sociale da quando ci siamo aperte un varco nella mistica della femminilità, alcune generazioni or sono. Ma non si può andare avanti come se la questione toccasse solo le donne. C’è una nuova urgenza che riguarda il cambiamento della condizione degli uomini che finirà per pesare sulle donne se questi non riusciranno a trovare una via d’uscita. Le donne saranno costrette a rinunciare alla loro piena personalità appena conquistata, o sceglieranno di collaborare con gli uomini per dar vita a una nuova visione delle possibilità umane?”

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Ci sono almeno due generazioni di donne, ormai non più giovanissime, che hanno avuto in questo libro un punto di riferimento importante.
Ci sono stati anni in cui La mistica della femminilità ha rappresentato la bibbia del movimento femminista e, per contro, il libro del demonio per chi vedeva nella ricerca di autonomia e libertà delle donne il male assoluto.
Rileggere oggi questo testo significa soprattutto riscoprire quella realtà sociale, culturale e politica americana – e poi europea – in cui il movimento femminista ha messo le radici, trovando un terreno fertilissimo per crescere e diventare forte: un albero sotto i cui rami si sono riparate moltissime donne e dai cui semi sono nati altri movimenti, più o meno integralisti, ma che hanno dato vita alla condizione femminile attuale nei paesi occidentali.

Oggi è addirittura sbagliato definire femminista questo saggio. Il termine risulta superato, anacronistico, paradossalmente maschilista, come un timbro di parzialità culturale, ghettizzante, che genera antipatia.
Le nuove generazioni di donne non vogliono essere definite “femministe”, rifiutano questo aggettivo. E per certi versi fanno bene: non è necessario dare una connotazione di genere a ciò che dev’essere una prerogativa di tutti, cioè un trattamento paritario con uguale dignità, identici diritti, medesime opportunità per ogni essere umano, indipendentemente dal sesso di appartenenza.

Betty Friedan era nata nell’Illinois nel 1921 e nel 1957 aveva redatto uno studio sulla vita di un gruppo di studentesse dopo la laurea – ex compagne di college, quindici anni dopo il conseguimento del baccellierato a Smith -, approfondendo soprattutto l’analisi della loro soddisfazione/insoddisfazione personale. Quello studio divenne la base scientifica per le sue tesi sulla condizione e sull’identità della donna, sul suo distorto ruolo nella società e sulle possibilità di allargare il campo visivo dal ristretto compito di casalinga-madre (che diventa ancor più claustrofobico perché non scelto ma imposto) a quello di donna lavoratrice, colta e preparata.
Niente di nuovo sotto il cielo se nel 2004 la ABC inaugurerà Desperate Housewives… nel 1960 già il New York Times o il Newsweek prendevano in considerazione l’infelicità della casalinga americana e la rete televisiva Cbs mandava in onda La casalinga in trappola.

Nella Prefazione a un’edizione successiva alla prima (del 1963 anche nella traduzione italiana delle Edizioni di Comunità), che qui viene riportata, la Friedan fotografa molto lucidamente lo sviluppo culturale che nei decenni successivi ha portato a una nuova mistica della femminilità, cioè nuovi dettami morali, sociali e politici, “ma la politica sessuale che ci ha aiutate a uscire dalla mistica femminile non si dimostra adeguata, ma anzi risulta persino dispersiva, nell’affrontare il grave e crescente squilibrio economico, la sempre maggiore disparità di reddito, che ora minaccia sia le donne che gli uomini”.
È questa la sfida del nuovo millennio. La Friedan l’aveva individuata perfettamente già nel 1997.

Betty Friedan – La mistica della femminilità
Titolo originale: The Feminine Mystique
A cura di Chiara Turozzi
334 pag., 22,00 € – Edizioni Castelvecchi 2012 (I Timoni)
ISBN 978-88-7615-671-7

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