L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Almamegretta-Nun te scurdà

NON DIMENTICARTI

Le sentivo quando ero ragazza, lo chiamavano amore
quel fuoco che ti nasce in petto e che mai se ne muore
le compagne parlavano sottovoce di questa cosa imbarazzante, intima,
che una donna fa solamente nel momento in cui si sposa

E se pure sposa non sono mai stata
so come ribolle il sangue e il cuore sbatte assai forte
quando la voce della passione chiama te
quando silenziosamente nell’orecchio tu ti senti mormorare

Non dimenticarti, non dimenticarti
non dimenticarti perché questa vita se ne va
non dimenticarti mai di te
non dimenticarti, non dimenticarti
non dimenticarti perché sennò che vivi a fare
non dimenticarti di te, mai

Ed è tanto l’amore che la sorte mi ha messo nelle mani
che lo vendo e la gente per questo mi chiama puttana
non ho mai saputo stare carcerata in una casa
e un uomo che capisse questo, non l’ho mai trovato

A chi mi schifa dico non vuoi vedere
che il tuo corpo tu lo vendi come me
non mi sopporti e questo già lo so
io sono lo specchio dove non vorresti mai guardarti

Non dimenticarti, non dimenticarti
non dimenticarti perché questa vita se ne va
non dimenticarti mai di te
non dimenticarti, non dimenticarti
non dimenticarti perché sennò che vivi a fare
non dimenticarti di te, mai

Mamma, puttana o brutta copia di uomo
è questa la donna in questa parte del mondo
che quando nasce a questo è destinata
e se si fa comandare dal cuore della gente, è condannata

Mamma, puttana o brutta copia di uomo
vrei voluto di più, da questa parte del mondo
non solo apprezzata per i maschi partoriti e non per questo bel corpo
e non per le botte che ho dato,

Solo perché sono stata una donna
e con un catenaccio il mio cuore non l’ho mai chiuso
solo perché sono stata una donna
solamente una donna…

Non dimenticarti, non dimenticarti
non dimenticarti perché questa vita se ne va
non dimenticarti mai di te
non dimenticarti, non dimenticarti
non dimenticarti perché sennò che vivi a fare
non dimenticarti di te, mai


Ierogamia e sessualità sacra. Le Sacerdotesse Serpenti e antichi riti sessuali

“La luce della sacra prostituta penetra nel cuore di questa oscurità. . . . è la sacerdotessa consacrata, nel tempio, spiritualmente recettiva al potere femminile che fluisce attraverso lei dalla Dea, e allo stesso tempo gioiosamente consapevole della bellezza e della passione nel suo corpo umano. “

Marion Woodman

 

Per la maggior parte di noi che cresciuti in una tradizione giudaico-cristiana, trovare la nostra via verso Dio attraverso l’attività sessuale era faccenda inaudita. Al contrario, il celibato e l’austerità sono stati a lungo la mappa che indicava la via al sacro. Impegnarsi in un sesso selvaggio e appassionato per cercare un’esperienza intensamente spirituale era del tutto incongruente ai dettami stabiliti.

 

La vergogna e il senso di colpa tradizionalmente attaccati ai nostri corpi e alle esperienze sessuali vengono sostituiti con il ricordo delle vite passate in cui la divinità era femminile e il sesso era per il culto. Per migliaia di anni le religioni patriarcali ci hanno inculcato che il potere è conferito a un dio maschile che non ha forma fisica e che il culto richiede la negazione della carne. Bene, e se ti dicessi che il sacro vive nel tuo corpo e che impegnarsi in atti sessuali coscienti può portare a esperienze trascendenti di beatitudine e autorealizzazione?

 

Molto tempo fa, prima di adorare un dio nel cielo, la maggior parte delle culture di tutto il pianeta adoravano una dea. La Grande Dea Madre era vista come il sacro reso imminente nel mondo naturale, espresso nella diversità di tutte le forme di vita e di morte, in linea con i cicli e le stagioni della terra: era madre natura. I corpi delle donne sono stati in grado di eseguire atti di creazione sotto forma di nascita.Questa creazione si rispecchiava negli animali e le colture e gli antichi riconoscevano che i corpi delle donne erano un veicolo per una nuova vita e in quanto tali erano considerati sacri. Sì gente, Dio era una donna! Manufatti preistorici tra cui statue di dee della fertilità e immagini dipinte nelle caverne e sui vasi attestano l’adorazione del principio della madre femminile fin dal 40.000 aC.

I rituali di Hieros Gamos (o matrimonio sacro) invocavano le qualità trascendenti della dea attraverso l’atto del sesso, consentendo l’accesso al sacro femminile attraverso il corpo fisico di una donna.Nei templi della dea, queste donne erano conosciute come sacre prostitute o sacerdotesse. Vedere il sesso come un sacramento attraverso il quale si accede al divino, aiuta a comprendere quanto profondamente diversi atteggiamenti nei confronti della sessualità fossero nel nostro passato antico rispetto all’ideologia religiosa patriarcale.

Nell’antica Mesopotamia nei templi della Dea Inanna (circa 4000 aC) le sacre prostitute presero il titolo di “Ierodula del Cielo” che significava “serva della santa”.Gli uomini pagherebbero grandi somme per fare l’amore con la dea attraverso il corpo di una sacra sacerdotessa. Erano donne sante, donne colte, capaci di incanalare l’energia della dea in riti pubblici e privati.

 

A Babilonia c’era una gerarchia di sacerdotesse di alto rango, conosciute con vari nomi tra cui quadishtu, hierodule, naditu o entu, fino alla taverna o puttana di strada chiamata harimtu. La dea Ishtar conferì le sue benedizioni a tutti coloro che parteciparono all’atto sessuale in qualunque modo fosse eseguita. Nell’Antico Testamento queste sacerdotesse del tempio vengono in seguito chiamate puttane di Babilonia.

 

A partire dal 2000 circa aC, il sistema di templi che era stato la principale forma di culto in molte grandi culture del mondo, cominciò a diminuire con l’ascesa del patriarcato. Un nuovo dio del cielo è salito al potere ed era maschile e senza un corpo. L’ascesa delle religioni abramitiche che adoravano questo dio adirato, non trovò posto per il femminino a detenere il potere e così l’era della dea cominciò a calare e la conoscenza del potere della sessualità andò sommersa. Mentre il cristianesimo iniziava a prosperare, i padri della chiesa capirono che l’accesso alla divinità personale ottenuta attraverso sacri rituali sessuali negava il potere della chiesa e doveva essere strettamente controllato. Poiché le donne erano quelle in cui questo potere era acquisito, la loro autorità era spezzata e i loro corpi resi sporchi e peccaminosi e così i templi furono distrutti e la dea cadde in oblio.

 

Sono passati 5000 anni o più da quando la dea era all’apice del suo potere, ma con il suo ritorno a una coscienza moderna, stiamo ricordando come sperimentare il divino attraverso il sacramento del sesso. La dea ci offre una nuova religione (in realtà antica) in cui il sesso conduce all’illuminazione e l’attuale vergogna e perversione possono essere trasformate.La dea è tornata e il sesso è sacro.

Chi era la Sacra Prostituta?

Era la guaritrice sessuale originale.

Era una Sacerdotessa incandescente, che incarnava il potere, la saggezza, la purezza e la volontà di amare con tutto il suo corpo e la sua anima.

Queste donne incarnavano l’amore, conservavano la loro sessualità e detenevano la massima autorità spirituale.

Hanno dato potere agli uomini di riconnettersi con se stessi e le forze spirituali attraverso il piacere e la preghiera.

Sacri-prostitute

La Sacra Prostituta non era vergognosa, considerata una vittima o “costretta alla prostituzione”.  Agiva volontariamente in un luogo di servizio abilitato.

Una pratica comune che si svolgeva era chiamata “Prendere la guerra da un uomo”.  Al ritorno dalla guerra, gli uomini furono invitati a passare attraverso le porte del Tempio.

La Sacerdotessa preparava  il bagno, poi lenirà e curerà le sue ferite fisiche, emotive e spirituali.

Estendeva il suo campo magnetico per assorbire tutta la sua energia ferita, letteralmente attingendo gli effetti della guerra dal suo corpo, mente e anima.

Attraverso il potere della sua energia e la purezza della sua femminilità, l’avrebbe dolcemente e teneramente amato di nuovo nella pienezza.

Nei tempi antichi, la sacra prostituta o sacerdotessa del tempio era associata alle religioni della Grande Dea Madre.

Divenne una rappresentazione della dea in forma fisica ed entrò in sacri rituali sessuali con gli uomini che venivano ad adorarla.

Era un grande onore fare l’amore nel recinto di queste donne.

La sacra prostituzione come metafora

È piuttosto l’idea e la rivelazione di guardare oltre questi comportamenti autodistruttivi.

La prostituta è una metafora del tipo di guarigione che avviene quando ci abbandoniamo all’amore e alla possibilità di permettere alla gioia di pervadere  tutto il nostro corpo e la nostra vita.

Sorgiamo oltre i vecchi confini e da lì cresciamo. In primo luogo, dobbiamo imparare ad amare e ad amare noi stessi, quindi possiamo imparare ad amare e ad accontentare gli altri. Questa è la vera sacralità.

 


Desiderio proibito – Jim Morrison

In tutti i divieti c’è
una magica forza
che induce alla tentazione.
Il vietato è contagioso,
i desideri proibiti
si propagano in noi
come tormento perenne
infuriato dall’inibizione.
L’ubbidienza al tabù
presuppone la rinuncia,
perché tutti i divieti
sono menomazioni che
nascondono desideri.
Così la tentazione
cresce a dismisura nella
prigione dell’inconscio.

Jim Morrison (James Douglas Morrison)

Cher- Dov’e L’Amore


Storia di Beltane – Celebrando il Primo Maggio

 

Beltane inaugura il felice mese di maggio e la sua  storia affonda le radici nella notte dei tempi.

Si celebra il 1 ° maggio nell’emisfero settentrionale (e alla fine di ottobre sotto l’equatore) con falò, danze e tanta buona energia sessuale vecchio stile. I Celti onoravano la fertilità degli dei con doni e offerte, a volte includendo sacrifici animali o umani. I bovini venivano guidati attraverso il fumo dei balenieri e godevano di salute e fertilità per l’anno successivo. In Irlanda, i fuochi di Tara furono i primi ad accendersi ogni anno a Beltane, e tutti gli altri fuochi accesi da una fiamma di Tara.

La religione indù celebra Holi, una festa primaverile simile a un carnevale, dedicata a Krishna o Kama, il Dio del piacere. Questo festival assomiglia a Beltane, con i falò che sono al centro della festa.

Influenze romane

I Romani, sempre famosi per celebrare le vacanze in grande stile, trascorsero il primo giorno di maggio rendendo omaggio ai loro Lari , gli dei della loro famiglia. Hanno anche celebrato la Floralia , o festa dei fiori, che consisteva in tre giorni di attività sessuale sfrenata.

I partecipanti portavano fiori tra i capelli (più tardi come i celebranti del Primo Maggio), e c’erano giochi, canzoni e danze. Alla fine dei festeggiamenti, gli animali sono stati liberati all’interno del Circo Massimo, e i fagioli sono stati sparsi per garantire la fertilità.Il festival del fuoco di Bona Dea è stato anche celebrato il 2 maggio. Questa celebrazione, che si teneva nel tempio di Bona Dea sulla collina dell’Aventino, era una cerimonia di donne, per lo più plebea, che servivano come sacerdotesse e sacrificarono una scrofa nell’onore della dea della fertilità.Un martire paganoIl 6 maggio è il giorno di Eyvind Kelda, o Eyvind Kelve, nelle celebrazioni nordiche. Eyvind Kelda era un martire norvegese che fu torturato e annegato per ordine del re Olaf Tryggvason per essersi rifiutato di rinunciare alle sue credenze pagane. Secondo i racconti di  Heimskringla: La cronaca dei re di Norvegia,  una delle saghe norrene più conosciute  compilate da Snorri Sturluson intorno al 1230, Olaf annunciò che una volta convertito al cristianesimo, tutti gli altri del suo paese dovevano essere battezzati pure. Eyvind, che si credeva fosse un potente stregone, riuscì a sfuggire alle truppe di Olaf e si diresse verso un’isola, insieme ad altri uomini che continuarono a credere negli antichi dei. Sfortunatamente, Olaf e il suo esercito sono arrivati ​​lì nello stesso momento. Sebbene Eyvind abbia provato a proteggere i suoi uomini con la magia, una volta che le nebbie e la nebbia si sono diradate, sono stati esposti e catturati dai soldati di Olaf. Una settimana dopo, i norvegesi celebrano il Festa del Sole di mezzanotte, che rende omaggio alla dea del sole norvegese. Questo festival segna l’inizio di dieci settimane consecutive senza oscurità. Oggi, questa celebrazione della musica, dell’arte e della natura è una festa popolare di primavera in Norvegia.

I Greci e la Plynteria

 

Sempre a maggio, i greci celebravano la Plynteria in onore di Atena , la dea della saggezza e della battaglia, e la patrona della città di Atene (che porta il suo nome). La Plynteria include la pulizia rituale della statua di Atena, insieme a feste e preghiere nel Partenone. Anche se questo era un cerimonia  minore, era significativa per il popolo di Atene. Il 24, omaggio alla dea della luna greca Artemide (dea della caccia e degli animali selvaggi). Artemide è una dea lunare, equivalente alla dea della luna romana Diana, anche lei identificata con Luna e Ecate .

L’uomo verde emerge

Un certo numero di figure pre-cristiane sono associate al mese di maggio e successivamente a Beltane. L’entità nota come l’ Uomo Verde , fortemente legata a Cernunnos , si trova spesso nelle leggende e nelle leggende delle Isole Britanniche, ed è un volto mascolino coperto di foglie e arbusti. In alcune parti dell’Inghilterra, un Uomo Verde viene trasportato attraverso la città in una gabbia di vimini mentre i cittadini accolgono l’inizio dell’estate. Impressioni del volto dell’Uomo Verde possono essere trovate negli ornamenti di molte delle cattedrali più antiche d’Europa, nonostante gli editti dei vescovi locali che vietano agli scalpellini di includere tali immagini pagane.Un personaggio correlato è Jack-in-the-Green, uno spirito di Greenwood. I riferimenti a Jack appaiono nella letteratura britannica fino alla fine del sedicesimo secolo. Sir James Frazer associa la figura  ai mimi e la celebrazione della forza vitale degli alberi. Jack-in-the-Green è stato visto anche nell’era vittoriana, quando era associato a spazzacamini con la faccia fuligginosa. A quel tempo, Jack era incorniciato in una struttura di vimini e coperto di foglie, circondato da ballerini . Alcuni studiosi suggeriscono che Jack potrebbe essere stato un antenato della leggenda di Robin Hood.

Simboli antichi

Tradizionalmente, le feste di Beltane iniziarono giorni prima del 1 maggio o “May Day”, quando gli abitanti del villaggio si recarono nei boschi per raccogliere i nove tronchi sacri necessari per costruire i falò di Beltane. La tradizione di “May Boughing” o “May Birching” coinvolgeva giovani uomini che allacciavano ghirlande di verdi e fiori alle finestre e alle porte dei loro futuri ladili prima che i fuochi si accendessero nella notte di Beltane. Come in molti costumi celtici, il tipo di fiori o rami usati portava un significato simbolico, e molti negoziati e corteggiamenti potevano essere elaborati in anticipo.Molte comunità hanno eletto una vergine come loro “regina di maggio” per guidare marce o canzoni. Per i Celti, rappresentava la dea vergine alla vigilia della sua transizione da Maiden a Mother. A seconda dell’ora e del luogo, la consorte potrebbe essere denominata “Jack-in-the-Green” o “Green Man”, “May Groom” o “May King”. L’unione della Regina e della sua consorte simboleggiava la fertilità e la rinascita del mondo.La tradizione di scegliere una dea e un dio simbolici come partecipanti ufficiali nel rituale di Beltane ha catturato l’immaginazione di Marion Zimmer Bradley nel suo romanzo Le nebbie di Avalon . Nella rivisitazione di Bradley della leggenda di Re Artù, la celebrazione di Beltane è un rituale sacro che coinvolge un alto grado di vergine maschile e femminile per rappresentare il Dio e la Dea. Il dio in questo caso è chiamato “King Stag”; deve attraversare il bosco con un branco di cervi, seguito dai suoi stessi cacciatori, e solo dopo aver bloccato con successo le corna e ucciso un cervo che può tornare al festival e rivendicare il suo diritto come consorte alla Dea. Anche altre coppie celebrano in questo modo, ma sono solo questi due che diventano il Dio e la Dea incarnati.Poiché il giorno celtico iniziò e finì al tramonto, la celebrazione di Beltane sarebbe iniziata al tramonto del 30 aprile. Dopo aver spento tutti i fuochi del focolare nel villaggio, due fuochi di Beltane furono accesi sulle colline. Gli abitanti del villaggio guiderebbero il loro bestiame tra gli incendi tre volte, per ripulirli e assicurare la loro fertilità durante l’estate successiva, e poi metterli al pascolo estivo. Quindi la parte umana del rituale della fertilità sarebbe iniziata.Mentre la danza intorno ai fuochi continuava per tutta la notte, i consueti standard di comportamento sociale erano rilassati. Ci si aspettava che le giovani coppie si avventurassero di nascosto in un fosso, nei boschi o, meglio ancora, in un campo recentemente arato per un piccolo test delle acque della fertilità. Anche dopo che il digiuno manuale fu sostituito dalla tradizione cristiana del matrimonio monogamo, il rituale di Beltane continuò con una nuova tradizione: tutti i voti matrimoniali furono temporaneamente sospesi per la festa di Beltane. Molti preti lamenterebbero il numero di vergini spogliati su questa notte, ma la tradizione perseverò. Si pensava che i bambini nati da un’unione Beltane fossero benedetti dalla Dea stessa.Un altro uso degli incendi di Beltane era per un rituale di purificazione usando un capro espiatorio o un Matto. Dolci speciali fatti di uova, latte e fiocchi d’avena, chiamati bannocks, venivano fatti passare in una cuffia. Un pezzo di bannock era carbonizzato, e chiunque avesse scelto questo pezzo era il Matto per Beltane di quell’anno; si credeva che ogni disgrazia sarebbe caduta sul Matto, risparmiando il resto del popolo. Generalmente si crede sia un mito che il Matto sia mai stato bruciato come sacrificio umano; questo sembra derivare dai sacerdoti cristiani e dai loro tentativi di condannare le festività di Beltane. Le usanze successive richiesero al Matto di saltare tre volte attraverso il fuoco di Beltane e, secondo le usanze precedenti, il Matto fu bandito da tutta l’attività di Beltane. Beltane, come Samhain, è un tempo in cui si pensa che il velo tra i mondi sia sottile, un tempo in cui la magia è possibile.

Mentre i festaioli di Samhain devono guardare alle anime vaganti dei morti, i burattinai di Beltane devono guardare le Fate. Beltane è la notte in cui la regina delle fate cavalca il suo destriero bianco per attirare gli uomini in Faeryland. Se senti le campane del cavallo della Fata Regina, ti viene consigliato di distogliere lo sguardo, così ti passerà accanto; guarda la Regina e il tuo senso da solo non ti trattenere! A Bannocks venivano anche lasciati a volte per le Fate, nella speranza di ottenere il loro favore in questa notte.L’albero di maggio, che era una caratteristica permanente o una cerimonia durante la raccolta dei nove boschi sacri, era un’unione simbolica del Dio e della Dea. Il maypole stesso rappresentava il maschio, un fallo conficcato nella madre terra, mentre i nastri che venivano avvolti attorno ad esso rappresentavano la natura avvolgente della donna e del suo grembo. Di solito l’albero di maggio ballava dopo l’alba, quando uomini e donne arruffati tornavano barcollando in città portando fiori raccolti nelle foreste o nei campi. L’area attorno al palo di maggio era decorata con i fiori, e quindi iniziava l’avvolgimento dei nastri. A volte i fiori venivano messi in cesti e lasciati sulla soglia di persone troppo malate o vecchie per assistere alle celebrazioni di Beltane. In questo modo, l’intera città potrebbe partecipare alle gioie della prossima primavera.Ci sono alcuni che credono che Beltane sia un tempo per le fate – l’apparizione dei fiori in questo periodo dell’anno annuncia l’inizio dell’estate e ci mostra che i fae sono al lavoro. Nel primo folclore, entrare nel regno delle fate è un passo pericoloso, e tuttavia le azioni più utili del fae dovrebbero sempre essere riconosciute e apprezzate. Se credi nelle fate, Beltane è un buon momento per lasciare fuori cibo e altre prelibatezze per loro nel tuo giardino o cortile.Per molti pagani contemporanei, Beltane è un momento per piantare e seminare di semi – di nuovo, appare il tema della fertilità. Le gemme e i fiori dei primi di maggio riportano alla mente l’infinito ciclo di nascita, crescita, morte e rinascita che vediamo nella terra. Alcuni alberi sono associati al Primo Maggio, come Ash, Oak e Hawthorn. Nella leggenda norrena, il dio Odino pendeva da un albero di frassino per nove giorni, e in seguito divenne noto come l’albero del mondo, Yggdrasil.Se hai voluto portare abbondanza e fertilità di qualsiasi tipo nella tua vita – se stai cercando di concepire un bambino, goderti la produttività nella tua carriera o le tue imprese creative, o semplicemente vedere il tuo giardino sbocciare – Beltane è il perfetto tempo per i riti magici relativi a qualsiasi tipo di prosperità.


Oblio d’amore… – Silvana Stremiz

Una notte di pura follia
un gioco erotico fatto di sguardi
di silenzi, di parole, trasgressione
e sussurri dell’anima.
Il donarsi è totale
in quella danza senza ipocrisia.
Parlano i silenzi ballano i SENSI.
In una solo una notte
dove tutto è lecito
senza inibizioni.

Il proibito è dei codardi
che non sanno amare
che non sanno vivere
ogni battito dell’essere vivi.

Gli abiti cadono a terra spogli di tutto.
Le labbra percorrono antichi sentieri
segnati dal tempo ma vivi d’amore dentro.
Il brivido profondo l’uno dentro l’altro
una sola entità.
Respiri di me respiro di te
per quell’ATTIMO ETERNO
che ci compone.

Una forte stretta
uno struggente abbraccio
l’uno dell’altro.
Prima di riprenderci i corpi
e andarcene via
così…. con un addio
Io eternamente parte di te
Tu eternamente parte di me.

Silvana Stremiz

 


James Joyce. Aforisma

La sensualità descritta magistralmente tra visione, sogno, risveglio e allegoria…. buona riflessione.

” L’anima si perdeva in un mondo (…) traversato da forme e da esseri nebulosi. Un mondo, un barlume, oppure un fiore? Baluginando e tremolando, tremolando e allargandosi, luce che erompeva, fiore che sbocciava, la visione si spiegò in un’incessante successione a se stessa erompendo in un cremisi  visivo, allargandosi e svanendo nel più pallido rosa, a petalo a petalo, a onda a onda di luce, dilagando in tutti i cieli con i suoi delicati fulgori (…) Stephen si svegliò (…) Si rialzò lento e, ricordando il rapimento del sonno, sospirò di quella gioia.”

J. Joyce, Dedalus: A Portrait of the Artist as a Young Man, London 1914-1915 (trad. it., Dedalus: Un ritratto dell’artista da giovane; in G. Melchiori, a cura di, James Joyce. Racconti e romanzi, Milano, 1982, pp. 297; 338;340; 423-424).


Video

Stanotte a Pompei – Alberto Angela

Lo straordinario documentario di Alberto Angela, andato in onda il 22 settembre 2018, un’occasione per conoscere ed immergersi nella Pompei Antica, con contributi di altissimo livello di Eva Cantarella e Vittorio Storaro. Buona visione il link disponibile qui

 

 

alberto-angela


Eresia

 

13 Settembre 2018, h 21,57

 

Di albori in lucciole

spunti spargo,

da isola rapita tra i celati rivoli

attendo il franger delle onde

letizia sorride

in ierofania di contagio.

Mi fingo interprete

in lembi d’essenza.

Battezzo d’acqua le viscere,

esuli di vento in diapason

e tra labirinti e dedali velati 

riscopro d’orizzonte l’assonanza,

sublime madre di un tumulto ribelle

incastonato di meraviglia

 

Iridediluce Copyright © 2018

All rights reserved

 


Baubo. Dea della gioia

 La storia di Baubo ci ricorda che la sessualità femminile continua a essere un argomento controverso. Baubo potrebbe essere solo una vecchia donna raggrinzita, e non una delle dee dell’alto pantheon greco, ma la sua storia suona altrettanto vera oggi che tremila anni fa. Mentre la sua natura è stata svergognata, il suo messaggio trasuda potere: rispetta i tuoi profondi e degni tesori di sensualità, sessualità, risate, conosci e onora te stessa. 

La dea Baubo: chi è questa donna misteriosa? È Baubo, una divinità amante del divertimento, oscena, scherzosa, sessualmente libera, ma molto saggia, che svolge un ruolo cruciale e curativo nei misteri eleusini dell’antica Grecia.

Oggi rimane una figura molto onorata da molte donne, celebrata come  forza positiva della sessualità femminile e  potere risanante delle risate. Il suo potere e la sua energia sono sopravvissuti negli spiriti delle donne attraverso i secoli.

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A causa della scarsità di riferimenti scritti e della contraddittoria degli stessi  è una figura misteriosa .

Gran parte del mistero che circonda la dea Baubo deriva da connessioni letterarie tra il suo nome e i nomi di altre dee. A volte Baubo viene indicato come la dea Iambe, la figlia di Pan ed Echo descritta nelle leggende di Omero.

La sua identità alla fine si mescolò anche a quelle delle dee precedenti, quali dee madri / vegetazione come Atargatis, una dea originaria della Siria settentrionale, e Kybele (o Cibele), una divinità dell’Asia Minore. Per evitare confusione, farò riferimento a lei semplicemente come Baubo nel resto di questo articolo.

Gli studiosi hanno rintracciato l’origine del Baubo in tempi molto antichi nella regione mediterranea, in particolare nella Siria occidentale. Dea della vegetazione, la sua ultima apparizione come serva nei miti di Demetra segnano la transizione verso una cultura agraria dove il potere si è ora spostato su Demetra, la dea greca del grano e del raccolto.

Questo ci porta al meraviglioso racconto in cui si incontrano Baubo e Demetra, come raccontato nei misteri Eleusini. Baubo è descritta in questa storia come una serva di mezz’età del re Celeo di Eleusi.

Secondo i miti, Demetra stava vagando per la Terra in profondo lutto per la perdita della sua amata figlia, Persefone, che era stata violentemente rapita da Ade, il dio degli inferi. Abbandonando i suoi doveri di dea di portare fertilità alla terra, si rifugiò nella città di Eleusi. La dea sconvolta, travestita da vecchia, fu accolta nella casa del re.

Tutti nella famiglia del re cercarono di consolare e sollevare l’animo della donna gravemente depressa, ma senza risultato, finché non si presentò Baubo. Le due donne  iniziarono a chiacchierare: Baubo propose una serie di commenti umoristici e audaci. Demetra cominciò a sorridere. Quindi, Baubo sollevò improvvisamente la gonna di fronte a Demetra.

Diverse versioni di questo racconto forniscono immagini molto diverse di ciò che Demetra vide sotto la gonna di Baubo, ma qualunque cosa avesse visto, alla fine la sollevò dalla sua depressione:  rispose con una lunga e abbondante risata di pancia!

Alla fine, con il suo spirito e la sua fiducia ripristinati, Demetra persuase Zeus ad ordinare ad Ade di liberare Persefone. Quindi, grazie alle buffonate oscene di Baubo, tutto si sistemò ancora una volta nel mondo.

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Questa storia ispiratrice dai misteri eleusini suggerisce il significato del nome di Baubo. Il suo nome, secondo molte interpretazioni, significa “pancia”, che indica la risata di pancia che ha provocato in Demetra. Secondo altre interpretazioni, tuttavia, il nome di Baubo significa “vecchia megera”. Sebbene “vecchiaccia” abbia connotazioni piuttosto negative per noi oggi, la parola era originariamente usata per riferirsi a una donna saggia e matura.

L’interpretazione della “pancia” del nome di Baubo è rivelata in alcune antiche figurine della dea che sono state trovate in Asia Minore e altrove. Questi oggetti sacri raffigurano il volto di Baubo nella sua pancia, con la sua vulva a formare il suo mento.

Altre figure ritrovate di Baubo la ritraggono scherzosamente mostrando una vulva esagerata tra le sue gambe.

Baubo è apparso come la “sacra pazzia” di Demetra nell’annuale rito delle donne della Grecia antica. Agli iniziati erano insegnate le profonde lezioni del vivere con gioia, morire senza paura ed essere parte integrante dei grandi cicli della natura, lezioni che sono al centro dei misteri eleusini.

Mentre gli iniziaici trasportavano i maialini sacrificali attraverso un ponte, un gallus (sacerdote castrato) che ritraeva Baubo li incoraggiò a unirsi a lui nel fare commenti osceni e gesti (incluso sollevare la gonna) alla folla riunita. Il significato preciso di questa lezione agli iniziati è stato perso nella notte dei tempi, anche se ha indubbiamente avuto un grande significato in questa festa che celebra il potere e la sacralità delle donne. Sfortunatamente, il suo significato è fin troppo facile da interpretare erroneamente come semplice volgarità nella nostra moderna società patriarcale.

Ciò che sappiamo di Baubo proviene dalla penna di Clemente di Alessandria,  scrittore greco-cristiano di discorsi anti-pagani nel II secolo dell’era volgare. Tuttavia, le sue diatribe spesso contenevano informazioni rivelatrici sulle credenze pagane, soprattutto nelle sue interpretazioni errate dei misteri orfici della Grecia antica.

I misteri orfici rivelano che Baubo era sposata ad un pastore di suini. Oggi non sembra molto, ma è stata probabilmente considerata un’occupazione piuttosto redditizia nei tempi antichi. Baubo aveva anche un figlio di nome Eumolpos,  descritto come un “dolce cantante”. L’alto ordine dei sacerdoti officianti i misteri eleusini reclamava la discendenza da Eumolpos. Lo fecero anche le alte sacerdotesse che parteciparono ai riti.

Dalla natura ambigua delle informazioni sopravvissute su Baubo, alcuni studiosi hanno concluso che questa dea era forse un ermafrodita o transgender. Secondo alcune interpretazioni degli scritti di Clemente, Baubo, quando sollevò la gonna a Demetra, rivelò parti del corpo “inappropriate per una donna”.

La possibilità che Baubo possa aver avuto genitali maschili o maschili è stata suggerita come la ragione principale per cui Demetra scoppiò a ridere a  quella vista. Nei tempi antichi, l’ermafroditismo aveva un profondo significato religioso. Rappresentava l’unificazione di cose apparentemente opposte e inconciliabili, indipendentemente dal fatto che quelle cose fossero maschili / femminili o vita / morte. Per Demetra, una donna che era preoccupata che sua figlia potesse essere morta, questa realizzazione sarebbe stata estremamente confortante.

La storia di Baubo e Demetra può ancora essere di grande conforto per noi. Alcune donne che oggi appartengono a gruppi pagani, per esempio, si uniscono per fare appello a Baubo per il dono di risate, divertimento, amicizia e guarigione spirituale. Inoltre, alcuni rituali Wicca che celebrano la diversità della comunità gay / lesbica / bisessuale / transgender invocano il nome e lo spirito di Baubo.

Certo, non devi essere un seguace delle credenze pagane per scoprire la gioiosa allegria di Baubo.

La dea Baubo è sempre lì per ricordarci di lasciarci andare i capelli e divertirci. Ci dice di essere orgogliosi, di sfoggiare occasionalmente e di essere potenziati dalla nostra femminilità e sessualità. E Baubo ci ricorda e sprona  a ridere di pancia ogni tanto!

Dopotutto, il riso è uno dei nostri più grandi doni della Dea!


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Audiobook: Ars Amatoria di Publio Ovidio Nasone

“Ars Amatoria” ( “L’arte dell’amore” ) è una raccolta di 57 poesie didattiche (o, forse più esattamente, una satira burlesca sulla poesia didattica) in tre libri del poeta lirico romano Ovidio , scritti in distici elegiaci e completati e pubblicato in 1 CE . Il poema fornisce insegnamenti nelle aree di come e dove trovare donne (e mariti) a Roma, come sedurli e come impedire agli altri di rubarli.I primi due libri di Ovidio s’ ‘Ars amatoria’ sono stati pubblicati circa 1 aC , con la terza (che fare con gli stessi temi dal punto di vista femminile), ha aggiunto l’anno successivo in 1 CE . Il lavoro è stato un grande successo popolare, tanto che il poeta ha scritto un sequel altrettanto popolare, “Remedia Amoris” ( “Rimedi per amore” ), subito dopo, che offriva consigli stoici e strategie su come evitare di ferirsi riguardo a sentimenti d’amore e come abbandonare l’amore.

Non era, tuttavia, universalmente acclamato, e ci sono resoconti di alcuni ascoltatori che uscivano disgustati dalle prime letture. Molti hanno dato per scontato che l’oscenità e la licenziosità dell ‘ “Ars Amatoria” , con la sua celebrazione del sesso extraconiugale, fosse in gran parte responsabile dell’abbandono di Ovidio da Roma nell’8 EV dall’imperatore Augusto, che stava tentando di promuovere una morale più austera a quella volta. Tuttavia, è più probabile che Ovidio sia stato in qualche modo coinvolto in una politica faziosa connessa con la successione e / o altri scandali (il figlio adottivo di Augusto, Postumus Agrippa, e sua nipote, Giulia, furono banditi nello stesso periodo). È possibile, tuttavia, che “l’Ars Amatoria” potrebbe essere stato usato come scusa ufficiale per la retrocessione.

Sebbene il lavoro generalmente non dia alcun consiglio pratico immediatamente utilizzabile, piuttosto che impiegare allusioni criptiche e trattare l’argomento con la portata e l’intelligenza di una conversazione urbana, lo splendore superficiale della poesia è tuttavia abbagliante. Le situazioni standard e i cliché del soggetto sono trattati in modo molto divertente, condito con dettagli colorati della mitologia greca, della vita romana di tutti i giorni e dell’esperienza umana generale.

Nonostante tutto il suo discorso ironico, Ovidio evita di diventare completamente ribaldo o osceno, e le questioni sessuali in sé sono trattate solo in forma abbreviata verso la fine di ogni libro, sebbene anche qui Ovidio mantenga il suo stile e la sua discrezione, evitando ogni sfumatura pornografica . Ad esempio, la fine del secondo libro riguarda i piaceri dell’orgasmo simultaneo, e la fine della terza parte discute varie posizioni sessuali, anche se in modo piuttosto irriverente e ironico.

Appropriatamente per il suo soggetto, il poema è composto nei distici elegiaci della poesia d’amore, piuttosto che negli esametri dattilici più comunemente associati alla poesia didattica. I distici di Elegia consistono in linee alternate di esametro dattilico e pentametro dattilico: due dattili seguiti da una lunga sillaba, una cesura, poi altri due dattili seguiti da una lunga sillaba.

Lo splendore letterario e l’accessibilità popolare dell’opera hanno assicurato che è rimasta una fonte di ispirazione ampiamente diffusa, ed è stata inclusa nei programmi delle scuole medievali europee nell’XI e nel XII secolo. Tuttavia, è anche caduto vittima di esplosioni di obbrobrio morale: tutte le opere di Ovidio furono bruciate da Savonarola a Firenze, in Italia, nel 1497; La traduzione di “Ars Amatoria” di Christopher Marlowe fu bandita nel 1599; e un’altra traduzione inglese fu sequestrata dalla dogana americana fino al 1930.


Amore attraverso le età, in tutte le società

Canzoni d’amore, poesie d’amore, magia d’amore, amuleti d’amore, opere, balletti, opere teatrali, storie, sculture, dipinti, feste, templi, palazzi: il mondo è disseminato di artefatti di intenso amore romantico. Gli antropologi hanno  esaminato oltre 200 società e ovunque hanno trovato prove di questa passione. L’amore romantico è un fatto  “universale umano”.

Alcuni credono ancora che l’amore romantico sia stato “inventato” dai trovatori, cantando dai menestrelli nella Francia del XII secolo. Ma la più antica poesia d’amore risale a circa quattromila anni fa nell’antica Sumeria. Trovata su tavolette cuneiformi in lingua Uruk, questa storia racconta la storia d’amore di Inanna, una regina, che si innamorò del pastorello, Dumusi, che la appellò  “Mia amata, la gioia dei miei occhi”.

Le dichiarazioni d’amore si trovano anche in ogni altra cultura. Nell’antica storia greca, Pysche sussurra a Eros, “Ti amo, ti amo disperatamente, ti amo più di me stessa.” Una leggenda araba del VII secolo raccontava di Majnum e Layla le cui famiglie in lotta li tenevano separati morirono giovani, per amore. Nella fiaba cinese del XII secolo , la Dea della giada , Chang Po, un ragazzo vivace con le dita lunghe e affusolate, un dono per intagliare la giada, fuggì con Meilan la figlia di un alto ufficiale. Chang Po le disse: “Sei stata fatta per me e io ero fatto per te, e non ti lascerò andare.” Ma questi amanti erano di classi diverse nell’ordine sociale allora rigido della Cina. E quando Meilan fu catturata dalla sua famiglia, fu sepolta viva nel giardino di suo padre. La storia di Meilan continua a perseguitare molti cinesi.

E nelle profondità della giungla del Guatemala moderno si trova un tempio costruito nel 700 a.C. dal più grande re del Sole dell’impero Maya. Era alto oltre sei metri e vi visse per 80 anni; ma le iscrizioni Maya riportano che era follemente innamorato di sua moglie che morì giovane. Così costruì un tempio per lei, di fronte al suo. E ogni primavera e autunno, esattamente all’equinozio,il sole crea una suggestiva illusione ottica: una misteriosa ombra a forma di serpente lungo la scalinata nord della piramide, che discende sulla terra durante le prime luci dell’alba, per poi salire verso il cielo durante le ore del tramonto. Circa 1300 anni dopo, questi innamorati continuano a toccarsi oltre la tomba.

Se potessimo viaggiare nel passato nelle praterie dell’Africa antica di un milione di anni fa, credo che potremmo ascoltare questi cacciatori / agricoltori,  sdraiati attorno al fuoco fino a tarda notte, che raccontano miti d’amore.


L’albero della vita – S.O.Sesso Il più bel cartone sulla sessualità… che forse vi siete persi.

Chi di voi ha riconosciuto la copertina di questa serie animata dei primi anni Novanta? Sto parlando de “L’albero della vita“, l’indimenticabile serie sull’educazione sessuale pensata per i bambini tra i 4 e i 12 anni, prodotta da uno studio di animazione francese, che trattava i diversi aspetti della sessualità e della riproduzione, suddivisi in brevi capitoli: la serie, pur non essendo passata in Tv, ebbe un discreto successo all’epoca e i suoi VHS vennero distribuiti in allegato con il quotidiano La Repubblica nel 1993.

Nel corso degli anni, è diventata un cult, come le avventure dei fantastici personaggi di “Esplorando il corpo umanoaltro capolavoro dell’animazione prodotto a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, trasmessa su Italia Uno con il titolo di “Siamo Fatti Così”, che cercava di fornire in maniera semplice e divertente le informazioni sul nostro corpo.

Allo stesso modo, “L’albero della vita” ha cercato di raccontare l’educazione sessuale utilizzando i criteri scientifici e aggiungendo elementi di fantasia per renderla più adatta ai bambini.

La struttura narrativa è semplice, immediata e soprattutto affascinante, perché ricalca quella delle fiabe:Anna e Paolo, i protagonisti, sono cugini tra loro e si fanno raccontare dalla nonna perché uno di loro ha il pene e l’altra la vagina; come tutti i bambini, sempre più interessati e incuriositi, proseguono con le domande e ascoltano le risposte della nonna, che usa un linguaggio semplice e chiaro fin nel dettaglio, coronato da orsetti, alieni, astronavi e quadri rinascimentali.

Una modalità certamente ingenua, probabilmente banale oggi, tanto per un ragazzo delle medie, figuriamoci per uno delle superiori; ma quello che vorrei sottolineare è che si affrontava in maniera sincera un argomento come quello dell’educazione sessuale per bambini, che è uno di quei temi eternamente e incomprensibilmente controversi, soprattutto in Italia, dove le istruzioni fornite su questa materia dalle scuole elementari, medie e superiori, sono pressoché assenti.

Così, mentre scorrono le immagini di un cartone animato e si ascolta una favola, accompagnata a volte da immagini psichedeliche (associazione clitoride – delfini), i bambini scoprono il mondo della realtà sessuale, sentendo parole come “spermatozoi”, “cromosomi”, ed entrano nel “mistero” della nascita dalla fecondazione fino ai primi istanti di vita.

L’attività sessuale, quindi, vista come una cosa “…del tutto normale, ed è anche piuttosto piacevole”, come la nonna la descrive ad Anna e Paolo: insinuare che la sessualità sia legata al piacere anziché alla vergogna in un cartone per bambini?

Pura avanguardia…da non perdere



Amore tantrico e musica

L’amore tantrico è diverso non è solo un atto sessuale, e completa il processo di fusione con il suo partner, il processo di connessione sessuale. Amore tantrico – questo mondo che non ha nulla a che fare con un piacere superficiale. La musica dell’Amore tantrico offre l’opportunità di raccontare se stessi è una parte importante ed eccitante del divino e di vedere l’altra persona.
L’amore tantrico è possibile solo in uno stato rilassato, in questo aiuterai la musica per l’amore tantrico. L’amore tantrico richiede molto tempo (2-3 ore). Ascolta la musica dell’Amore Tantrico e scopri la tecnica dell’amore tantrico, quindi conoscerai l’ignoto prima di giungere  al culmine del piacere sessuale che ti farà guardare alla tua vita sessuale in un modo nuovo.

 


Nek – J-Ax: Freud

Fondamentalmente in questo brano scherziamo sulle domande che Freud ha messo sul tavolo e che sono ancora lì senza risposta”.

Nek & J-Ax

 

 

 


Umberto Galimberti – Il corpo in Occidente

“Mi era venuto il dubbio che la filosofia fosse una grande difesa contro la pazzia. [… ] E ancora di questo sono convinto oggi, perché sono convinto che i nevrotici studiano psicologia e gli psicotici filosofia. Perché se noi consideriamo, chi si iscrive a filosofia? Si iscrive a filosofia una persona che vuole risolvere dei problemi, senza andare da qualcuno. [… ] Sotto ogni filosofo sottintendo un folle che vuole giocare un po’ con la sua follia, e al tempo stesso non vuole diventar folle e quindi si arma per tenere a bada attraverso una serie di buoni ragionamenti, che qui si imparano… a tenere a bada la follia.”

Umberto Galimberti

(da una conversazione nel Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali, Università Ca’ Foscari di Venezia, dicembre 2007).

“Socrate diceva non so niente, proprio perché se non so niente problematizzo tutto. La filosofia nasce dalla problematizzazione dell’ovvio: non accettiamo quello che c’è, perché se accettiamo quello che c’è, ce lo ricorda ancora Platone, diventeremo gregge, pecore. Ecco: non accettiamo quello che c’è. La filosofia nasce come istanza critica, non accettazione dell’ovvio, non rassegnazione a quello che oggi va di moda chiamare sano realismo. Mi rendo conto che realisticamente uno che si iscrive a filosofia compie un gesto folle, però forse se non ci sono questi folli il mondo resta così com’è… così com’è. Allora la filosofia svolge un ruolo decisamente importante, non perché sia competente di qualcosa, ma semplicemente perché non accetta qualcosa. E questa non accettazione di ciò che c’è non la esprime attraverso revolverate o rivoluzioni, l’esprime attraverso un tentativo di trovare le contraddizioni del presente e dell’esistente, e argomentare possibilità di soluzioni: in pratica, pensare. E il giorno in cui noi abdichiamo al pensiero abbiamo abdicato a tutto.“

Umberto Galimberti

(dall’incontro Intellégo – Percorsi di emancipazione, democrazia ed etica di Copertino, 25 gennaio 2008)


Galleria

Le mythe d’Ophélie et ses représentations au XIXème siècle

ARTchéologie

Ophélie est un des personnages de Hamlet, “revenge tragedy” de Shakespeare publiée vers 1601. Fille de Polonius et soeur de Laërte, elle va sombrer dans la folie lorsque Hamlet (son amant qui l’a délaissée) assassine son père. Sa mort est relatée par la reine dans la scène 7 de l’acte IV. Accident ou suicide, le mystère reste entier.

 « Un saule pousse en travers du ruisseau

Qui montre ses feuilles blanches dans le miroir de l’eau.

C’est là qu’elle tressa d’ingénieuses guirlandes

De boutons d’or, d’orties, de pâquerettes, et de longues fleurs pourpres[…]

Là, aux rameaux inclinés se haussant pour suspendre

Sa couronne de fleurs, une branche envieuse cassa,

Et ses trophées herbeux comme elle

Sont tombés dans le ruisseau en pleurs. Ses vêtements s’ouvrirent

Et telle une sirène, un temps, ils l’ont portée ;

[…] Mais bientôt

Ses habits, lourds de ce qu’ils avaient bu,

Tirèrent l’infortunée de ses chants…

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Tantra e Kamasutra

Nonostante i testi erotici orientali siano tradotti in Occidente da oltre cent’anni, ancora oggi esercitano su di noi un enorme fascino. Sarà perché così diversi dal nostro modo di vedere il sesso, sarà per le teorie spesso in contrasto con il modo comune di pensare dell’uomo occidentale, fatto sta che tutte le pubblicazioni che, ormai da decenni, descrivono le diverse modalità orientali di praticare “l’arte dell’amore” riscuotono un crescente interesse.
Nell’avvicinarsi a queste teorie (e relative tecniche) occorre avere bene in mente due cose:
– l’Oriente è stato, soprattutto nel periodo che va dal III al XIV secolo, culla di una civiltà molto più progredita della nostra. Le arti, le costruzioni, la filosofia e la letteratura si erano sviluppate molto più velocemente di quanto non fosse accaduto nel mondo occidentale (basta solo ricordare i commenti ammirati di Marco Polo, che pure veniva dalla splendida Venezia…). Insomma, un atteggiamento di condiscendenza e sufficienza sarebbe del tutto fuori luogo.
– la sessualità orientale non ha mai vissuto in contrasto con la religione, e questo, probabilmente, ha reso possibile il diffondersi di innumerevoli pubblicazioni e manifestazioni artistiche che, nel corso dei secoli, sono giunte fino a noi.
Molti provano enorme stupore di fronte alle decorazioni erotiche che ornano i templi di Khajuraho, in India: coppie di amanti intente a fare l’amore si trovano nei luoghi dove, tradizionalmente, ci aspetteremmo di vedere immagini di santi.
Questa è forse la visualizzazione più immediata e precisa di quanto diverso è stato, nel corso dei secoli, l’atteggiamento della nostra civiltà rispetto a quella orientale nei confronti del sesso: dove la prima negava e nascondeva, la seconda affermava e rappresentava. E la letteratura ha percorso lo stesso cammino, portando i testi erotici indiani ad essere dei classici conosciuti in tutto il mondo.

Non deve perciò stupire la scoperta di come in Oriente era vissuta “l’arte dell’amore”: in piena libertà e con la ricerca massima della soddisfazione e del piacere, anticipando, per molti aspetti, alcune delle più recenti tendenze della sessuologia occidentale.
Vogliamo qui ricordare i tre grandi “percorsi orientali alla felicità in amore”: il Tantra, il Tao dell’Amore, il Kamasutra e un altro testo, il Koka Sastra, che è nato sul solco di quest’ultima tradizione.
È bene specificare che questi “percorsi” non hanno una matrice comune, e sono stati scritti anche in lingue diverse, ma noi li vogliamo citare insieme perché danno un quadro sufficientemente preciso di un modo diverso e affascinante di vivere la sessualità e il corpo. Un modo che non ha paragoni nella tradizione occidentale e che davvero può aprire a sensazioni ed emozioni che sfiorano l’estasi.

 

IL TANTRA. Il tantra è pratica scaturita dall pensiero indiano che tratta le manifestazioni fisiche del sesso. Dottrina spesso non molto conosciuta in occidente essa è ancora la corrente più forte e vitale della filosofia indiana. Secondo l’antico insegnamento tantrico, il raggiungimento della libertà avviene tramite l’uso del sesso visto come trampolino cosmico. Addirittura il liquido seminale è considerato il vero elisir della lunga vita sia dalle scuole yoga sia da quelle tantriche.

Tantra, che etimologicamente significa trasmissione, concomitanza sincronica, è una particolare dottrina che cerca di riequilibrare le energie individuali mettendole in connessione con le forze universali. Questa filosofia indiana, sviluppatasi nel corso di settemila anni di storia, considera il piacere – sia fisico che psichico dell’individuo – come una via per ritrovare la propria auto-conoscenza, la propria identità per raggiungere poi l’unione con le forze primarie del cosmo.

Il Tantra quindi è vera e propria “illuminazione” che va al di là di ogni limite spaziale e temporale, che diverge completamente dagli schemi delle religioni e delle filosofie occidentali che negano la carnalità, i desideri e l’attaccamento a tutto ciò che è terreno considerandoli ostacoli alla crescita spirituale. Nel Tantra al contrario il corpo diventa un tempio, un veicolo per raggiungere la spiritualità, trasformandosi in un’emanazione divina che conduce alla comunicazione con l’Universo. Inoltre, con tutti i suoi processi fisici e biologici, il corpo è anche uno strumento attraverso il quale operano le forze cosmiche; del resto la struttura umana e le manifestazioni del macrocosmo esterno sono simili e tutto quello che è nell’Universo deve esistere in una certa forma e in una certa proporzione anche nel microcosmo, cioè nel corpo umano.

Molti ritengono che il Tantra sia la più antica fonte di conoscenza riguardante l’energia del sistema Mente-Corpo-Spirito-Anima e che sul Tantra si siano edificati sia lo yoga indiano che l’alchimia cinese.
Lo yoga e l’alchimia (tecnologia utile alla trasformazione dell’Umano nel Divino) sono entrambi metodi apprezzabili e approfonditi per raggiungere la perfezione del corpo e della psiche, e per la trasfonnazione della coscienza. Le loro estensioni hanno condotto progressivamente alle arti marziali di Cina e Giappone, allo sviluppo dello Yi King come strumento personale di conoscenza, fino alle grandi filosofie del Buddha, di Confucio e di Lao-Tzu. Tuttavia la loro fonte iniziale è nel Tantra e il Tantra rimane il loro fondamento.
Questa disciplina è quindi una scienza spirituale che comprende “metodi per entrare nel subconscio e tuffarsi nelle profondità dell’inconscio… Per ripulire la personalità, i complessi profondi e dirigere la persona verso un comportamento corretto, per portarla a una riabilitazione psicologica e fisica”. Il Tantra è anche Yoga Kundalini e lo scopo di quest’ultimo è di risvegliare la coscienza psichica presente nell’essere umano al fine di renderlo in grado di avere la visione di una realtà più grande dentro di lui.
Il Tantra è la scienza che include molte tecniche riguardanti mantra (formule sacre), yantra (disegni e diagrammi geometrici conduttori si essenze psichiche), mandala (dipinti tibetani utilizzati per la meditazione), eccetera. In altre parole include l’uso di suoni particolari, parole, diagrammi e visualizzazioni, raffigurazioni sacre, autoipnosi, controllo del respiro, meditazione e tutte le tecniche usate nelle religioni e discipline magiche di crescita personale. E sono proprio queste tecniche che conducono all’esperienza effettiva con il divino.

Il messaggio essenziale del Tantra è “guardare dentro, scoprire ed esprimere la divinità”, imparare a invocare il Dio e la Dea dentro noi stessi, imparare a usare il potere creativo della divinità interiore per trasformare il corpo e l’anima al fine di migliorare la vita quotidiana. Del resto siamo stati creati come “Dei potenziali”, a “immagine e somiglianza del nostro Creatore”. Il Tantra afferma che noi abbiamo nel nostro cervello e nel nostro apparato psico-spirituale un vasto tesoro di abilità non sviluppate e nel corso normale dell’evoluzione umana cresceremo, ci svilupperemo e utilizzeremo questo potenziale. Il Tantra offre un sistema per accelerare questa trasformazione nell’intera struttura del cervello per ottenere la totale manifestazione e illuminazione il prima possibile.

Il Tantra insegna che gli istinti dell’uomo, i suoi bisogni naturali sono necessari per “nutrire” il corpo così come sono necessari il cibo, l’acqua e il sesso per procreare. Ecco perché in questa disciplina filosofica il rapporto sessuale è fondamentale. La sessualità nel Tantra diventa energia spirituale, stimolo vitale, una forma di meditazione che conduce l’uomo e la donna verso la conoscenza e la consapevolezza dando loro inoltre la sensazione di essere in comunione con Dio.
Questa disciplina ha sempre cercato di raggiungere il piacere risvegliando le energie vitali dell’individuo, sbloccando le tensioni e le paure personali, aiutando così a vivere la sessualità con pienezza e abbandono. E questo è uno dei motivi per cui i seguaci del Tantra sono stati sempre perseguitati, considerati peccatori, esseri infernali persino dalle stesse dottrine Yoga o Indù. Con l’arrivo dei musulmani alla fine del X secolo i tantristi vennero ulteriormente allontanati non solo a causa dei loro rituali sessuali, ma anche in relazione al loro culto della donna, considerata simbolo vivente della forza primordiale della manifestazione sessuale. Molti templi dedicati alle divinità femminili furono distrutti; le statue di Kalì, Uma, Parvati furono sconsacrate. Solo nella prima metà del XVIII secolo i praticanti poterono rileggere i loro testi senza particolari costrizioni.

In questi testi, scritti appositamente in modo allegorico o simbolico per essere letti da pochi prescelti, spesso si sottolinea la possibilità che il Tantra offre di integrare armoniosamente la realtà oggettiva con le manifestazioni cosmiche, attraverso la diretta esperienza della vita di tutti i giorni. Quest’ultima vissuta nel pieno adempimento dei propri desideri racchiude in sé tutte le energie latenti negli esseri umani, le quali risvegliate dalle tecniche tantriche, permettono ai praticanti di prendere parte a un continuo processo di scoperta di se stessi e dell’Universo. Essi distinguono cioè il mondo in tutta la sua realtà essenziale e stabiliscono un contatto indissolubile con tutti gli altri esseri viventi e non. Ad esempio percependo le quattro dimensioni, attraverso le capacità speciali che si nascondono in ogni essere umano, la visione di una pietra da parte di un individuo che conosce le tecniche tantriche sarà completamente differente da quella di una persona che non possiede le capacità che questa disciplina consente di sviluppare. Non proponendosi nessun risultato definitivo, uno scopo ultimo, il Tantra è quindi pura liberazione dello spirito, potenziamento delle proprie capacità sensoriali, “sublimazione alchemica” dell’energia sessuale. Il rapporto fisico allora secondo questa disciplina non è più considerato come un peccato da evitare o di cui vergognarsi, non è più da tenere segreto a causa della sua impurità. Al contrario la sessualità è un mezzo per catturare, magnificare e interagire con i processi del Cosmo attraverso i quali si manifesta l’intero Universo; l’atto sessuale diventa una disciplina meditativa e rigenerante attraverso la quale l’anima raggiunge la perfezione spirituale e psicologica. Del resto ciò che ci fornisce il Tantra è la chiave per portare nella relazione sessuale quello che viene promesso in quasi ogni rito religioso che santifica il matrimonio: la sacralità.

I testi “classici” riguardanti l’erotismo nella letteratura indiana coprono un arco di oltre 1200 anni. Il più celebre di tutti, il Kamasutra, fu composto probabilmente attorno al III sec. d.C., mentre l’Ananga Ranga, per esempio, è databile attorno al XVI secolo. Naturalmente, nel corso dei secoli, i costumi e le usanze della popolazione cambiarono, e questi cambiamenti si avvertono decisamente anche nei testi che riguardano il sesso. La società descritta nel Kamasutra appare molto più libera e “disinibita” di quella del Koka Sastra (XI sec.), il secondo testo in ordine di celebrità, non fosse altro perché quest’ultimo è dedicato espressamente alle coppie “ufficiali”. Ma per quante differenze si possono trovare in tutti i testi erotici indiani, altrettante sono le similitudini: la maggiore è senz’altro il desiderio di indicare al lettore le strade più adatte all’uomo per provare piacere, godimento, soddisfazione nell’atto amoroso. Poco importa, al lettore moderno, se lo scrittore si vuole riferire a coppie maritate o meno; quello che deve essere letto – ed eventualmente sperimentato – è un percorso di cultura erotica che porta l’uomo e la donna a vivere più intensamente la propria sessualità.

 

Il Kamasutra

Il Kamasutra è il più famoso libro di arte erotica della letteratura indiana. Composto da Mallanaga Vatsyayana intorno al III secolo dopo Cristo sotto forma di brevi aforismi – sutra appunto – in prosa. Di questo autore non si sa quasi nulla e c’è anche chi ne mette in dubbio l’esistenza considerandolo un personaggio mitologico alla stregua di Omero. La leggenda – o meglio una delle leggende che ruotano intorno alla composizione del Kamasutra – vuole che il trattato abbia origine divina; Shiva stesso, innamorato della sua emanazione femminile, dopo aver scoperto i piaceri del sesso li avrebbe celebrati in un trattato poi trasmesso al suo servo Nandin. Ad esso avrebbero poi lavorato diversi autori fino a Vatsyayana che ne realizzò una versione definitiva riprendendo e rielaborando le precedenti.

L’opera si divide in sette sezioni e si occupa dei rapporti fra uomo e donna nella loro totalità e non solo di pratiche erotiche, come comunemente si intende quando si parla di Kamasutra: il termine kamasutra infatti, proprio per la fortuna di cui gode da sempre questo testo, è entrato addirittura nel linguaggio comune ad indicare una sessualità sfrenata, stravagante, che non lascia niente di intentato. Questa fama la si deve alla lunga enumerazione – contenuta nella seconda sezione – di baci, abbracci, graffi, morsi e posizioni amorose, condotta con assoluta disinibizione e dovizia di particolari, anche anatomici. In realtà non è un libro né solleticante né lussurioso ma ispirato da nobilissimi intenti didattici.
L’equivoco, se di equivoco si può parlare, nasce dalla diversa concezione dei rapporti uomo-donna, tra la civiltà indiana e la nostra. L’India non ha mai considerato la relazione amorosa in termini di puro sentimento, devozione cortese o affinità elettive: la concezione indiana dell’amore ha come punto di partenza l’attrazione sessuale, il desiderio fisico. La sessualità è sentita come espressione di un’esigenza del tutto naturale ed è compresa fra le necessità primarie nella vita dell’uomo, senza alcuna idea di peccato o immoralità.

Lo scopo del trattato è di insegnare agli uomini e alle donne il comportamento da assumere dinanzi al desiderio sessuale (il kama, termine che poi passa a indicare tout court il piacere erotico) e come ottenere una felice vita amorosa. Le relazioni tra i due sessi vengono analizzate in tutti gli aspetti: i principi etici, il corteggiamento, la conquista, il matrimonio, i rapporti con e fra le diverse mogli in un’epoca di poligamia, la prostituzione, l’adulterio, senza trascurare nemmeno ciò che viene giudicato moralmente riprovevole in Occidente. Si analizza insomma la posizione che la sensualità deve occupare nella vita umana. L’eccezionalità di questo testo rispetto alla tradizione letteraria brahamanica sta nel suo essere indirizzato sia agli uomini che alle donne, a differenza di quanto avviene nella letteratura normativa.

La donna, solitamente relegata in una posizione di costante inferiorità e considerata una sorta di prolungamento dell’uomo, ha però la possibilità di riscattarsi proprio nell’amore. Se infatti si dedica con devozione e fedeltà assoluta al proprio uomo,
ponendosi al completo servizio dell’Amore, realizza la sua vera missione nella vita, trasformandosi in una creatura sublime. E visto che l’amore è essenzialmente sensualità è nell’erotismo che conquista la parità con l’uomo in un’intimità senza egoismi dove entrambi hanno diritto al proprio piacere. Certo permane l’idea che tocchi pur sempre all’uomo prendere l’iniziativa e che sia quindi lui il vero motore del rapporto amoroso: per questo Vatsyayana dedica un capitolo particolare al protagonista maschile ideale dell’unione amorosa, quello cioè che può fare del piacere sensuale uno stile di vita. Si tratta del “cittadino”, chi cioè vive in modo raffinato in antitesi con le abitudini che si hanno in campagna. Il cittadino è un uomo sposato (il matrimonio è un imperativo religioso che però non obbliga il maschio alla fedeltà) che gode di un certo benessere economico e che può dedicarsi alle relazioni sociali, agli incontri culturali e alla cura del suo corpo. La sua casa trabocca di delizie ed è un vero e proprio nido d’amore: profumo di balsami preziosi, fiori, strumenti musicali. La protagonista femminile può variare dato che la donna ha identità solo in rapporto con l’uomo. Potrà essere fanciulla vergine, la donna cioè da sposare, visto che la castità è sentita come esigenza irrinunciabile; oppure vedova, prostituta, o anche sposa d’altri, adultera quindi.

La parte del Kamasutra specificamente dedicata all’unione sessuale è la seconda, la più ampia fra le sezioni in cui il libro si suddivide. È un inno al completo e reciproco appagamento che si incentra esclusivamente sul piacere erotico trascurando
completamente qualsiasi finalità procreativa. Con linguaggio semplice e diretto, arricchito da una grande precisione anatomica nei particolari, vengono descritte una serie di pratiche amatorie per assicurare varietà all’interno del rapporto – l’amore per sua stessa natura richiede la varietà, sostiene l’autore – e per condurre la coppia all’armonia e alla felicità. Punto di partenza per questa esposizione è una concezione nuova per la letteratura  indiana: Vatsyayana sostiene che dal punto di vista del godimento l’uomo e la donna sono uguali. Ciò significa che il piacere femminile ha un culmine uguale a quello maschile e che gli amanti raggiungono un appagamento uguale, a differenza di quanto pensavano i suoi predecessori che parlavano ad esempio di un “piacere diverso” per la donna  e del suo desiderio che si placa in modo “continuo” durante il rapporto. In questa ricerca del piacere i partner sono quindi posti sullo stesso piano ed entrambi traggono felicità e godimento dai fremiti dell’altro, anche se l’iniziativa spetta quasi sempre all’uomo e la donna conserva la timidezza e la modestia a lei connaturate che sono per l’etica brahamanica importantissime virtù ed elementi di fascino. Lui infatti è l’agente che è soddisfatto quando pensa: “Io la conquisto”, mentre lei quando pensa: “Egli mi ha presa”.

L’enumerazione delle strategie erotiche di questa sezione, estremamente minuziosa e redatta in forma di elenco, consente di ricavare un percorso che va dai preliminari fino ai comporta menti da seguire a rapporto concluso. Vatsyayana non è però sempre lineare in questa progressione e afferma più volte in vari capitoli che la passione non conosce   regole precise e che “tutto si deve usare sempre” e ancora afferma che “messa in moto la ruota del piacere non esiste più libro né ordine fisso”. Per comodità si possono esporre le varie tecniche dai preliminari alla conclusione dell’incontro amoroso.

Non dobbiamo poi dimenticare la sessuologia taoista. Il testo fondamentale della sessuologia taoista è il Su Nu Ching o Il classico della Signora Bianca attribuito al leggendario Imperatore Giallo. Tutte le indicazioni che esso contiene sono parte delle tecniche di Lunga Vita e quindi, oltre ad offrire la possibilità di godere appieno della sessualità, questi metodi sono fondati sul principio di conservare al proprio interno il jing (la forza sessuale o seme). In altre parole, la sessuologia Tao raccomanda come fondamentale il controllo dell’eiaculazione nel corso del rapporto. Per una mente occidentale questo principio può essere difficile da accettare, ma è vero che le tecniche taoiste consentono di affrontare in modo nuovo e naturale le reazioni del corpo e di intensificare e prolungare il rapporto sessuale. Non ci sono fini di lussuria o di godimento sfrenato, come abbiamo detto. Al contrario, questo permette di raggiungere una straordinaria sintesi fra corpo e spirito, di rafforzare il sentimento d’amore profondo traducendolo in soddisfacente rapporto sessuale fra i partner. E naturalmente, la conservazione del jing presuppone la possibilità di prolungare la vita e perfino di guarire da disturbi specifici secondo i principi della riflessologia, come vedremo successivamente.

Gli antichi taoisti osservarono che nelle ghiandole sessuali era racchiuso il potere di procreare, l’intelligenza divina responsabile della costruzione della vita. Capirono allora che quella forza vitale capace di generare nuovi organismi poteva essere usata per accrescere l’energia di qualsiasi corpo. Per questo gli organi e le ghiandole sessuali nel taoismo vengono chiamati “il fornello”. Lì viene “riscaldata” l’energia vitale e noi ne dipendiamo come da un fornello per nutrirci. È provato anche dalla scienza occidentale che se le ghiandole sessuali hanno un cattivo funzionamento ne soffrono la rigenerazione dei tessuti e le nostre prestazioni mentali e fisiche a tutti i livelli. Le pratiche taoiste consentono allora di energizzare al massimo queste ghiandole per evitare che abbiano disturbi e favorire così il processo di ricostruzione delle cellule che previene l’invecchiamento. Ma si diceva che il Tao del sesso non è solo una dentale vive ancora il sesso come un tabù o, nel migliore dei casi, come un istinto di basso livello da soddisfare perché non se ne può fare a meno. Il Tao, al contrario, attribuisce agli istinti sessuali la capacità di fondere insieme le energie della coppia. In questo modo è possibile accedere ad un livello più alto di piacere, spirituale e comunicativo, non semplicemente corporeo.
La conoscenza profonda delle tecniche taoiste e l’autodisciplina costante sono le uniche vie al raggiungimento di questo fine. Non solo, per i taoisti la conoscenza e l’autodisciplina possono condurre a padroneggiare i metodi della comunicazione diretta con Dio.


II calore: recupero della sacralità nella sessualità di Clarissa Pinkola Estés

C’è un essere che vive nel sottosuolo selvaggio delle nature femminili. Questa creatura è la nostra natura sensoriale, e come tutte le creature complete ha i suoi cicli naturali e nutritivi.
Questo essere è curioso, nel suo porsi in relazione è talvolta esigente, talaltra quiescente. Reagisce agli stimoli concernenti i sensi: la musica, il movimento, il cibo, le bevande, la pace, la quiete, la bellezza, l’oscurità.
Questo è l’aspetto femminile che possiede il calore. Non un calore che si esprime in: «Facciamo del sesso». È piuttosto una sorta di fuoco sotterraneo che talvolta divampa, talaltra lentamente brucia, ciclicamente. Con l’energia che viene liberata, la donna agisce come le pare conveniente. Nella donna, il calore non è uno stato di eccitazione sessuale ma uno stato di intensa consapevolezza sensoriale che include la sua sessualità, ma a essa non si limita.Molto si potrebbe scrivere sugli usi e gli abusi della natura sensoriale femminile e come le donne stesse e altri attizzano il fuoco contro i suoi ritmi naturali o cercano di spegnerlo del
tutto. Concentriamoci invece su un aspetto che è ardente, decisamente selvaggio, emanante un calore che ci riscalda di un sentimento buono. Nelle donne moderne questa espressione sensoriale ha goduto di una brevissima libertà prima della condanna; in molti luoghi ed epoche è stata assolutamente bandita.

C’è un aspetto della sessualità femminile che nei tempi antichi veniva detto oscenità sacra, non nel senso che ha assunto oggi la parola, ma inteso come saggezza e intelligenza nella sessualità.
C’erano un tempo culti dedicati alla sessualità femminile irriverente, che non erano dispregiativi ma intesi a ritrarre parti dell’inconscio che rimangono tuttora misteriose e sconosciute.

L’idea stessa della sacralità della sessualità, e più specificamente dell’oscenità, quale aspetto della sua sacralità, è essenziale per la natura selvaggia. Nelle antiche culture matriarcali esistevano dee dell’oscenità, così chiamate per la loro lascivia innocente quanto scaltra. Tuttavia il linguaggio rende ormai assai difficile comprendere le «dee oscene» senza connotati volgari. Ecco dunque che cosa significa l’aggettivo osceno e altri termini correlati.
Da questi significati, immagino potrete capire come mai questo aspetto dell’antico culto delle dee fu sospinto in meandri sotterranei.
Desidero riprendere queste due definizioni date dal vocabolario affinché possiate trarre le vostre conclusioni.
Sporco: dal latino spurcus. Non pulito, macchiato di materia sudicia; fìg.: disonesto, turpe, osceno: coscienza sporca, parole sporche, azione sporca»
Osceno: dal latino obscenus, che offende gravemente il pudore: scritti osceni; fìg.: di cosa, bruttissima: ovvero, dall’antico ebraico, Ob, che significa maga, strega.

A dispetto di tanta denigrazione, restano frammenti di storie nella cultura che sono sopravvissuti a svariate purghe. Ci informano che l’osceno non è affatto volgare, ma assomiglia piuttosto a una creatura fantastica che vorreste avere tra le vostre migliori amiche.Alcuni anni fa, quando presi a raccontare «storie delle Dee sporcaccione», le donne sorridevano, poi si mettevano a ridere sentendo narrare gli exploits delle donne, reali e mitologiche, che avevano usato la sessualità, la sensualità, per ottenere qualcosa, affermarsi, alleviare la tristezza, sollecitare il riso, rimettendo così a posto qualcosa che era andata storta. Fui anche colpita da come le donne passavano al riso: prima dovevano mettere da parte tutta la loro educazione, secondo cui non era da vere signore.
Vidi che questo «comportamento da signore» in realtà, al momento sbagliato, soffocava le donne invece di farle respirare liberamente. Per ridere bisogna espirare e inspirare in rapida successione. Sappiamo dalla chinesiologia e dalle terapie come l’Hakomi che con la respirazione profonda sentiamo le nostre emozioni, mentre quando non desideriamo sentire, smettiamo di respirare, tratteniamo il respiro.
Nel riso, la donna può cominciare a respirare davvero, e cominciare quindi a sentire sensazioni non autorizzate. Ma quali sensazioni? Non tanto di sollievo, né di conforto, quanto di apertura a lacrime trattenute o a memorie dimenticate, o la rottura delle catene messe alla personalità sensuale.Mi fu chiaro che l’importanza di queste antiche dee dell’oscenità stava nella loro capacità di allentare ciò che era troppo stretto, di bandire la malinconia, di comunicare al corpo un umore che non appartiene all’intelletto ma al corpo medesimo, di mantenere liberi questi passaggi. È
il corpo che ride per le storie dei lupi delle praterie, di zio Trungpa, per le battute di Mae West, e così via.
Le dee dell’oscenità producono una forma vitale di medicina neurologica ed endocrina che si diffonde nel corpo.Ecco dunque tre storie che rappresentano l’osceno nel senso del termine da noi impiegato, nel senso di una sorta di incanto sessuale/sensuale che produce una bella sensazione emotiva. Sono tutte e tre istruttive per le donne. Due sono antiche, una è moderna, e parlano delle dee sporcaccione. Le chiamo così perché a lungo hanno vagato sotto terra. Nel senso positivo, appartengono alla terra fertile, al fango, al concime della psiche, la sostanza creativa da cui tutte le arti traggono origine. In effetti, rappresentano quell’aspetto della Donna Selvaggia che è nel contempo sessuale e sacro.

Baubo: la Dea panciuta

Esiste un modo di dire assai efficace: Dice entre las piernas, parla con quel che ha tra le gambe. Storie «tra-le-gambe» si ritrovano in tutto il mondo. Una è la storia di Baubo, una dea dell’antica Grecia, la cosiddetta «dea dell’oscenità». Ha nomi più antichi, come Iambe, ed evidentemente i greci la ripresero da ben più antiche culture. Sono esistite dee archetipe selvagge della sessualità sacra e della fertilità Vita/Morte/Vita fin dall’inizio dei tempi.

Un unico riferimento a Baubo negli scritti a noi pervenuti dall’antichità fa pensare che il suo culto venne distrutto e sepolto sotto lo scompiglio delle varie conquiste. Sento che da qualche parte, forse sotto le colline silvane o i laghi nascosti tra i boschi in Europa e in Oriente, esistono templi a lei dedicati, con tanto di icone ossee.
Non è dunque un caso se pochissimi hanno sentito parlare di Baubo, ma ricordate che basta un coccio per ricostruire l’insieme. In questo caso il coccio esiste, perché è arrivata a noi una storia in cui compare Baubo. È una delle divinità più amabili e picaresche che abbiano abitato l’Olimpo. Questa è la mia cantadora, la versione basata sull’antico selvaggio frammento di Baubo che ancora occhieggia nei miti greci dopo l’epoca matriarcale e negli inni omerici.

Demetra, la dea materna della Terra, aveva una bellissima figlia di nome Persefone, che un giorno giocava all’aperto. Persefone vide a un tratto un fiore particolarmente bello, e allungò le mani per coglierlo. D’improvviso la terra prese a tremare e si aprì una profonda voragine. Dalle profondità della terra emerse Ade, il dio degli Inferi. Alto e possente, stava ritto su un carro nero tirato da quattro cavalli del colore dei fantasmi.

Ade rapì Persefone sul suo carro, e lanciò i cavalli giù nelle profondità della terra. Le urla di Persefone si fecero sempre più flebili a mano a meno che si richiudeva la voragine sulla terra, come nulla fosse mai accaduto. Sulla terra regnò il silenzio, e si diffuse il profumo dei fiori calpestati. E la voce della fanciulla risuonò attraverso le pietre delle montagne, gorgogliò tra le onde del mare. Demetra udì le pietre urlare. Udì le acque urlare. E strappandosi il serto dalla chioma immortale, e spogliandosi degli scuri veli, prese a volare sulla terra come un grande uccello, alla ricerca di sua figlia, chiamandola a gran voce.
Quella notte una vecchia seduta al limitare di una caverna disse alle sorelle di aver udito tre grida quel giorno: una era una giovane voce che urlava di terrore, l’altra chiamava lamentosamente, e la terza era di una madre in lacrime.

Persefone non si ritrovava, e iniziò così la lunga folle ricerca di Demetra della figlia tanto amata. Demetra si infuriò, pianse, urlò, cercò indizi e frugò dentro, sotto, sopra ogni rialzo della terra, implorò compassione, implorò la morte, ma non riuscì a trovare l’amata figlia.

Allora, lei che aveva fatto crescere ogni cosa per l’eternità, maledisse tutti i campi fertili del mondo, urlando nell’afflizione:
«Morite! Morite! Morite!» 
Per via della maledizione di Demetra, nessun bambino poteva nascere, non poteva crescere il grano per il nutrimento, né potevano sbocciare fiori per le feste o crescere rami d’albero per i morti. Tutto era appassito e inaridito sulla terra riarsa.

Demetra non si era più bagnata, e le sue vesti erano tutte infangate e i capelli arruffati. Nel suo cuore la pena vacillava, ma non si sarebbe arresa. Dopo tante domande, preghiere, avventure che non avevano portato a nulla, cadde infine accanto a un pozzo in un villaggio in cui nessuno la conosceva. E appoggiò il corpo dolente contro la pietra fredda del pozzo, e in quel mentre sopraggiunse una donna, o piuttosto una specie di donna. E questa donna si mise a danzare davanti a Demetra dimenando i fianchi in un modo che ricordava il rapporto sessuale, e scuotendo i seni nella danza. E vedendola Demetra non potè trattenere un lieve riso.

La femmina ballerina era davvero magica, perché non aveva testa, e i capezzoli erano i suoi occhi e la vagina la sua bocca.
Con questa amabile bocca prese a intrattenere Demetra con storielle piccanti. Demetra cominciò a sorridere, poi ridacchiò, poi esplose in una fragorosa risata. E insieme risero le due donne, la piccola Baubo e la potente Demetra.

E fu proprio questo riso che trasse Demetra dalla depressione e le diede l’energia necessaria per continuare la ricerca della figlia; con l’aiuto di Baubo, della vecchia Ecate e di Elio, il Sole, la ricerca ebbe buon esito. Persefone fu restituita alla madre. Il mondo, la terra e il ventre delle donne ripresero a fiorire.
Ho sempre amato la piccola Baubo più di qualsiasi altra dea della mitologia greca, forse di qualunque altro personaggio, qualsiasi epoca.
Indubbiamente discende dalle panciute dee neolitiche, misteriose figure senza testa, e talvolta senza piedi e senza braccia. Dire che sono immagini della fertilità non basta, sono
molto di più. Sono i talismani del parlare femminile, di quel che mai e poi mai una donna direbbe in presenza di un uomo, se non in circostanze assolutamente insolite.

Rappresentano sensibilità ed espressioni uniche nel mondo; i seni, e quanto si sente dentro a queste sensibili creature, le labbra della vagina, in cui una donna prova sensazioni che altri potrebbero immaginare ma solo lei conosce. E il riso che scuote il ventre è una delle migliori medicine che una donna possa ricevere.

Ho sempre pensato che il tè delle signore non sia che un resto di un antico rituale femminile, per stare insieme, e poter parlare con le viscere, dire la verità, ridere a crepapelle, sentirsi rianimate, e poi tornare a casa, dove tutto va meglio.

Talvolta è difficile allontanare gli uomini, affinchè le donne possano restare da sole. So soltanto che un tempo le donne invitavano gli uomini ad «andare a pesca». È un’astuzia cui le donne ricorrono da tempi immemorabili, questa di allontanare gli uomini per un po’, per restare per conto proprio e insieme alle altre.
Di tanto in tanto le donne desiderano vivere in un’atmosfera squisitamente femminile, in solitudine o in compagnia. È un ciclo femminile naturale.

L’energia maschile è bella, addirittura sontuosa, grandiosa. Ma talvolta è come mangiare troppi cioccolatini. Per qualche giorno vorremmo mangiare solo del riso in bianco e bere brodo leggero per ripulire il palato. Di tanto in tanto dobbiamo farlo.

Inoltre, la piccola dea panciuta Baubo ci offre l’interessante idea che un po’ di oscenità aiuta a vincere la depressione. Ed è vero che certe risate, provocate da tutte quelle vecchie storie che le donne si raccontano, quelle storie di donne così incolori da essere completamente insapori… quelle storie rimescolano la libido. Riattizzano il fuoco dell’interesse per la vita.

Nel vostro tesoro ritrovato, mettete queste storielle sporche, storie del tipo di Baubo, storie minori che sono una potente medicina, Le storielle «sporche» non soltanto alleviano la depressione ma possono far svanire la collera, lasciando una donna più contenta di prima. Provate e vedrete.

Non posso dire molto di più sugli altri due aspetti della storia di Baubo, perché vanno discussi in piccoli gruppi e soltanto tra donne, ma posso dire questo: Baubo presenta un altro aspetto,
cioè vede con i capezzoli. Per gli uomini è un mistero, ma durante i workshop le donne annuiscono entusiaste e affermano: «So benissimo che cosa intendi!»

Vedere con i capezzoli è sicuramente un attributo sensoriale. I capezzoli sono organi psichici, reagiscono alla temperatura, alla paura, alla collera, al rumore. Sono un organo dei sensi quanto gli occhi.

Quel «parlare con la vagina» è, simbolicamente, parlare con la prima materia, il più fondamentale, sincero livello di verità – la os vitale. Che altro aggiungere se non che Baubo parla dal filone materno, dalla miniera profonda, letteralmente dalle profondità.
Nella storia di Demetra alla ricerca di sua figlia nessuno sa che cosa Baubo dica davvero a Demetra, ma qualche idea in proposito possiamo averla.


Dick, il Lupo delle Praterie

Le storielle che Baubo racconta a Demetra saranno probabilmente state facezie femminili su quei trasmettitori e ricettori mirabilmente modellati che sono i genitali. Se così fosse, forse Baubo raccontò a Demetra una storia come questa, che ho sentito raccontare anni or sono da un vecchio posteggiatore di Nogales.
Si chiamava Oid Red, e rivendicava sangue indigeno.

Non si era messo la dentiera, e da un paio di giorni non si radeva. La sua simpatica vecchia moglie, Willowdean, aveva un volto grazioso ma rovinato. Una volta, mi raccontò, nel corso di una rissa al bar, le avevano rotto il naso. Possedeva tre Cadillac, nessuna delle quali funzionava. Lei aveva un Chihuahua che teneva in un box per bambini in cucina. Lui era il tipo che tiene il cappello in testa anche al cesso.

Ero in giro a raccogliere storie, e con la mia roulotte ero arrivata ai loro terreni. «Conoscete per caso storie di queste parti?» esordii, intendendo la zona e i dintorni.

Oid Red guardò la moglie maliziosamente, con un sorrisetto provocatorio: «Le racconterò di Dick il Lupo delle Praterie».
«Red, non stare a raccontarle questa storia. Red, tu non gliela racconti proprio.»
«E io invece le racconto la storia di Dick il Lupo delle Praterie»
, asserì Old Red.

Willowdean si prese la testa tra le mani e disse, come parlando al muro: «Non raccontarle quella storia, Red. Dico sul serio».
«Gliela racconto subito, Willowdean.»
Willowdean sedeva sul bordo della sedia, con una mano sugli occhi come fosse improvvisamente diventata cieca.
Ecco cosa mi raccontò Oid Red. Disse di aver sentito questa storia «da un vecchio navajo che l’aveva sentita da un messicano che l’aveva sentita da uno hopi».

C’era una volta Dick il Lupo delle Praterie, ed era la creatura più affascinante e più stupida nel contempo che uno possa mai sperare d’incontrare. Aveva sempre fame di qualcosa, e sempre giocava qualche tiro a qualcuno per ottenere quello che voleva, e il resto del tempo dormiva.

Un bel giorno, mentre Dick il Lupo della Prateria dormiva, il suo pene si stufò proprio, e decise di abbandonare Dick e vivere un’avventura per conto suo. Così il pene si staccò da Dick il Lupo delle Praterie e si avviò per la sua strada. Più che altro andava saltellando, perché aveva una gamba sola.
Saltellando saltellando se ne andava tutto contento e dalla strada saltò nel bosco dove – Oh no! – finì dritto in un mucchio di aghi pungenti. 
«Ahi!»
 urlò. «Ahiiii!» strillò. «Aiuto! Aiuto!»
Tutte quelle urla risvegliarono Dick il Lupo delle Praterie, e quando abbassò la mano per rallegrarsi con la solita manovra, quello non c’era più! Dick il Lupo delle Praterie corse giù per la strada tenendosi tra le gambe, e alla fine arrivò dov’era il suo pene, nel peggior stato che possiate immaginare. Delicatamente Dick sollevò il suo avventuroso pene dagli aghi, lo accarezzò e lo blandì, e lo rimise al posto giusto.Old Red rideva come un pazzo, tossendo, strabuzzando gli occhi e tutto il resto. «E questa è la storia del vecchio Dick il Lupo delle Praterie.»
Willowdean lo ammonì: «Ti sei dimenticato di raccontarle il finale».
«Quale finale? Gliel’ho già raccontato il finale»
, borbottò Old Red.
«Ti sei dimenticato di raccontarle il vero finale della storia, vecchio bidone.»
«Allora, se tè lo ricordi tanto bene, raccontaglielo tu.» Suonarono alla porta e lui si alzò dalla sedia cigolante.

Willowdean mi fissò con gli occhi che le brillavano: «La fine della storia è la morale».
In quell’istante Baubo s’impossessò di Willowdean, perché cominciò con risatine soffocate, poi sghignazzò per poi esplodere in una fragorosa risata, e tanto a lungo rise che le vennero le lacrime agli occhi, e le ci vollero un paio di minuti per dire queste due frasi, ripetendo ogni parola due o tre volte tra un sussulto e un altro.

«La morale è che quegli aghi, anche quando Dick li ebbe tolti, continuarono a pungergli il coso, da diventar matti. Ecco perché gli uomini scivolano contro le donne, e si strofinano con quello sguardo negli occhi che dice: ‘Ho un tale prurito’. Sai, quel cazzo universale prude sempre da quella prima volta che è corso via.»

Ora non saprei proprio dire che cosa mi colpì, so soltanto che lì nella sua cucina abbiamo riso tanto da perdere il controllo dei muscoli. Mi rimase poi una sensazione speciale, come di aver mangiato un bel pezzo di rafano.

È il genere di storia che secondo me raccontò Baubo. Il suo repertorio comprende tutte quelle che fanno ridere così le donne, senza trattenersi, e non importa se si vedono le tonsille, se il ventre sporge e il seno ballonzola. C’è qualcosa di speciale nella risata sul sesso. La risata «sessuale» pare raggiungere le profondità della psiche, scuotendo tutto quanto è sciolto, giocando sulle ossa, facendo scorrere in tutto il corpo una sensazione deliziosa. È una forma di piacere selvaggio che appartiene al repertorio psichico di ogni donna.
Il sacro e il sensuale/sessuale vivono vicinissimi nella psiche, poiché sono proposti all’attenzione da un senso di meraviglia e non dall’intellettualizzazione ma dall’esperienza di qualcosa che attraversa i sentieri fisici del corpo, qualcosa che per un attimo o per sempre, che si tratti di un bacio, di una visione, di una risata o altro ancora, ci tramuta, ci riscuote, ci solleva su una vetta, appiana le nostre rughe, rende il nostro passo danzante, ci fa provare un’esplosione di vita.
Nel sacro, nell’osceno, nel sessuale c’è sempre una risata selvaggia in attesa, un breve passaggio di riso silente, o la risata di una vecchia, o il respiro affannoso che è riso, o il riso che è selvaggio e animalesco, o il trillo che è come una scala musicale. Il riso è un lato nascosto della sessualità femminile; è fisico, elementare, appassionato, vitalizzante e pertanto eccitante. È una sessualità senza scopo, a differenza dell” eccitazione genitale. È una sessualità della gioia, per un istante appena, un vero amore sensuale che vola libero e vive e muore e di nuovo vive della sua propria energia. È sacro perché è così salutare. È sensuale perché risveglia il corpo e le emozioni. È sessuale perché è eccitante e provoca ondate di piacere. Non è unidimensionale, perché il riso si spartisce con se stessi e con tanti altri. È la sessualità più selvaggia nella donna.

Ecco ora un’altra storia di donne e di dee sporcaccione. La sentii quand’ero piccola. È sorprendente la quantità di cose che i bambini sentono quando, secondo gli adulti, non ascoltano.
Un viaggio in Ruanda

Avevo circa dodici anni, e ci trovavamo a Big Bass Lake, nel Michigan. Dopo aver preparato la colazione e il pranzo per quaranta persone, tutte le mie simpatiche parenti, mia madre e le zie, se ne stavano al sole sdraiate su delle chaise longue, a chiacchierare e scherzare. Gli uomini erano «a pesca», cioè se la spassavano per conto loro, raccontandosi le loro storielle e le loro barzellette. Io giocavo per conto mio, abbastanza vicina alle donne.

D’improvviso udii delle urla acute, e corsi allarmata dove si trovavano le donne. Ma non urlavano di dolore. Ridevano, e una mia zia continuava a ripetere, quando riusciva a prender fiato, «si coprirono la faccia… si coprirono la faccia!» E questa frase misteriosa scatenava le loro risate.
A lungo continuarono a urlare, a ridere, a restare senza fiato. Una mia zia aveva una rivista appoggiata sulle gambe. Quando molto più tardi le donne si appisolarono al sole, feci scivolare la rivista giù dalle gambe della zia e sdraiata sotto la chaise longue mi misi a leggere con grande curiosità. Riportava un aneddoto della seconda guerra mondiale.

Il generale Eisenhower stava per visitare le sue truppe nel Ruanda. (Avrebbero potuto essere nel Borneo, e il generale avrebbe potuto essere MacArthur. Ai tempi i nomi significavano ben poco per me.) Il governatore voleva che le indigene si ponessero ai lati della strada e si sbracciassero e dessero il benvenuto a Eisenhower mentre passava sulla jeep. L’unico problema era che le indigene non indossava mai altro che una collanina di perle, e qualche volta una sorta di cintura.
No, non andava per niente bene. Così il governatore convocò il capo tribù e gli espose il problema. «Non ti preoccupare», disse il capo della tribù. Se il governatore fosse riuscito a fornire parecchie decine di gonne e camicette, si sarebbe preoccupato lui di farle indossare alle donne per quella speciale circostanza. E il governatore e i missionari del luogo si diedero un gran daffare per fornire quanto richiesto.

Tuttavia, il giorno della grande parata, e pochi minuti prima che Eisenhower, come previsto, passasse sulla sua jeep, si scoprì che, mentre tutte le indigene avevano diligentemente indossato le gonne, non si erano messe le camicette, e per giunta le avevano lasciate a casa. Così se ne stavano lungo i due lati della strada a petto nudo, con le gonne e nient’altro addosso.
Al governatore venne un colpo quando fu informato della cosa, e immediatamente convocò il capo tribù. Questi gli assicurò che la donna più importante della tribù, quando aveva conferito con lui, gli aveva confermato che tutte erano pronte a coprirsi il petto al passaggio del generale. «Sei proprio sicuro?» urlò il governatore. «Sicuro, sicurissimo», rispose il capo tribù.

Non c’era più tempo per discutere, e possiamo soltanto immaginare la reazione del generale Eisenhower quando arrivò sulla sua jeep e vide una donna dopo l’altra, a seno nudo, tirar su la gonna per coprirsi la faccia.

Me ne stavo sotto la sedia cercando di soffocare la mia risata.
Era la storia più stupida che avessi mai sentito. Era una storia stupenda, un vero thriller. Ma a intuito mi rendevo anche conto che era proibita, e così per anni e anni la tenni per me. E talvolta, in momenti di difficoltà, di tensione, magari prima di dare un esame all’università, pensavo alle donne del Ruanda che si coprivano la faccia con le gonne, e indubbiamente se la ridevano. E ridevo, mi sentivo concentrata, forte, coi piedi sulla terra.

Questo indubbiamente è l’altro dono degli scherzi e del riso delle donne. Diventa un’ottima medicina per i tempi duri, un corroborante nella convalescenza. Possiamo pensare al sessuale e all’irriverente come a qualcosa di sacro?
Sì, specie quando sono medicine.

Jung osservò che se qualcuno arrivava nel suo studio lamentandosi di un problema sessuale, il problema vero era spesso più che altro dello spirito e dell’anima. Quando una persona
parlava di un problema spirituale, spesso in realtà si trattava di un problema di natura sessuale.

In tale senso, la sessualità può essere foggiata come una medicina per lo spirito, ed è pertanto sacra. Quando il riso aiuta senza far danno, quando rischiara, riallinea, riordina, riasserisce potere e forze, quel riso porta salute. Quando il riso rende le persone contente di essere al mondo, più consapevoli dell’amore e dell’eros, quando allevia la tristezza e vince la collera, allora è sacro.

Nell’archetipo della Donna Selvaggia, c’è molto spazio per la natura delle dee sporcaccione. Nella natura selvaggia, il sacro e l’irriverente, il sacro e il sessuale non sono separati ma vivono insieme come, immagino io, un gruppo di vecchissime donne ai bordi della strada in attesa del nostro passaggio. Sono nella vostra psiche, vi attendono per mostrarsi, e intanto si raccontano le loro storie e ridono come pazze.

Tratto da “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, Frassinelli 1993